Mi chiamo Lucy Barton di Elizabeth Strout

 

Mi chiamo Lucy Barton

Elizabeth Strout

Einaudi,  17,50

Da tre settimane costretta in ospedale per le complicazioni post-operatorie di una banale appendicite, proprio quando il senso di solitudine e isolamento si fanno insostenibili, una doSenza titolo1nna vede comparire al suo capezzale il viso tanto noto quanto inaspettato della madre, che non incontra da anni. Per arrivare da lei è partita dalla minuscola cittadina rurale di Amgash, nell’Illinois, e con il primo aereo della sua vita ha attraversato le mille miglia che la separano da New York. Alla donna basta sentire quel vezzeggiativo antico, “ciao, Bestiolina”, perché ogni tensione le si sciolga in petto. Non vuole altro che continuare ad ascoltare quella voce, timida ma inderogabile, e chiede alla madre di raccontare, una storia, qualunque storia. E lei, impettita sulla sedia rigida, senza mai dormire né allontanarsi, per cinque giorni racconta: della spocchiosa Kathie Nicely e della sfortunata cugina Harriet, della bella Mississippi Mary, povera come un sorcio in sagrestia. Un flusso di parole che placa e incanta, come una fiaba per bambini, come un pettegolezzo fra amiche. La donna è adulta ormai, ha un marito e due figlie sue. Ma fra quelle lenzuola, accudita da un medico dolente e gentile, accarezzata dalla voce della madre, può tornare a osservare il suo passato dalla prospettiva protetta di un letto d’ospedale. Lì la parola rassicura perché avvolge e nasconde. Ma è nel silenzio, nel fiume gelido del non detto, che scorre l’altra storia.

 

Elizabeth Strout è nata a Portland, nel Maine, il 6 gennaio del 1956. Ha stuElizabeth_Strout_2015diato Letteratura inglese presso il Bates College, dove nel 1977 ha conseguito la laurea. In seguito ha proseguito gli studi, laureandosi in Giuisprudenza presso la Syracuse University. I suoi primi racconti sono stati pubblicati su riviste quali Redbook, Seventeen e New Yorker. Dopo gli studi si è dedicata alla scrittura e all’insegnamento. E’ stata docente presso il Manhattan Community College e alla Colgate University. Il suo primo romanzo, pubblicato nel 1998, si intitola “Amy e Isabelle”. Con il romanzo “Olive Kitteridge” (2008) ha vinto il Premio Pulitzer per la narrativa e il Premio Bancarella. Nel 2012 ha vinto anche il Premio Mondello. Elizabeth Strout è sposata con il politico James Tierney, i due vivono assieme a loro figlia tra il Maine e New York.

India Knight Nel fiore degli anni Astoria edizioni

knight-nelfiore-piattaUn libro spumeggiante per donne spiritose, umane e sagge che amano scambiare consigli, punti di vista e riflessioni più o meno filosofiche sulla vita che scorre  e che affrontano tutto questo come una meravigliosa sfida.

Acuto, divertente e anticonformista, come piace a noi, il primo libro di “varia” Astoria affronta la vita vera, quella delle donne, il passare del tempo che lascia sempre il segno, per fortuna anche nel bene, e come far fronte a questi cambiamenti con consigli pratici e indimenticabili.

Vi presentiamo la novità di casa Loqi: gli zainetti!!!

IMG_1537UTILI, DIVERTENTI E SOPRATTUTTO

ECO-FRIENDLYIMG_1536ED ECCO LE NUOVE BORSE COLORATE COME LA PRIMAVERA

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La donna che scriveva racconti – NUOVI ARRIVI

La donna che scriveva racconti (brossura)
La donna che scriveva raccontidi Lucia Berlin – Bollati Boringhieri – € 18.50
Una donna molto bella che ha avuto una vita difficile e la racconta in tanti piccoli quadri: protagonista la narratrice onnisciente o vari personaggi secondari, diversissimi tra loro: un vecchio indiano americano incontrato in una lavanderia; una ragazza giovanissima che scappa da una clinica messicana di aborti per ricche americane; la suora di una scuola cattolica; un’insegnante gay. Ma soprattutto, una domestica che ritrae, lapidaria ma benevola, le «signore» (e anche qualche «signore») per cui lavora: una storia indimenticabile, che dà il titolo all’edizione americana del libro, «Manuale per donne delle pulizie». «Indimenticabile» è l’aggettivo che definisce il valore di una storia breve. Tutti ricordano la signora con il cagnolino di Cechov, o la famiglia Glass di Salinger, o l’anziana donna malata di Alzheimer che si innamora di un compagno di sventura, di Alice Munro. Più difficile è ricordare uno qualunque dei protagonisti dei racconti di Raymond Carver, tutti molto simili: uomini che traslocano continuamente per sopravvivere a una crisi economica non solo individuale. O quelli di Charles Bukowski, l’eterno disadattato che ama l’alcol e le donne. Non che sia possibile ricordare tutti i personaggi di Berlin, diversissimi, variegati per sesso, razza, colore e censo, ma di certo il tratto pittorico dell’autrice contribuisce a fissarli nella mente; complice una scrittura ingannevolmente semplice, chiara, essenziale, imprevedibile come la musica jazz ma altrettanto ipnotica. Una vita più che difficile, quella di Lucia Berlin, tormentata dalla scoliosi e dalle sue conseguenze, da un primo matrimonio sfortunato, dalla povertà, e dai lavori tipici degli americani senza radici: ma le esperienze di centralinista, domestica, insegnante precaria o infermiera, e di madre single, forniscono all’autrice un materiale prezioso e vastissimo, che usa per raccontare se stessa con eccentrico, personalissimo talento.