Clara Usón, Valori

Clara Usón, Valori. Sellerio Editore Palermo – € 16.00
“Uusonna volta gli eroi erano persone che dimostravano il loro valore, o la loro dignità. Oggi gli eroi sono i calciatori, non altro che mercenari, oppure gli imprenditori come Steve Jobs. Adesso che il lavoro è scarso ammiriamo i ricchi, i milionari. Siamo diventati schiavi consapevoli, rassegnati e vili”. In queste parole di Clara Usón è la traccia di un romanzo di sorprendenti corrispondenze e simmetrie, in cui il destino dei personaggi diventa materia di riflessione e di passione civile. Nei nostri giorni una direttrice di banca vende ai suoi clienti azioni privilegiate ma di nessuna consistenza economica. Nel 1930 un giovane militare, fedele agli ideali repubblicani, insorge con una rivolta armata contro l’oppressione della monarchia. Durante la seconda guerra mondiale un prete rivela il suo fanatismo nel campo di con centramento di Jasenovac, in Croazia. Un legame profondo, un comune dilemma morale, accomuna queste vicende distanti solo in apparenza. Nel mettere alla prova il proprio sistema di valori, che sia
l’idealismo politico, la fede religiosa o il culto della ricchezza, i tre personaggi cercano di assicurarsi un futuro, di realizzare la propria vita. Nella loro sorte si incarnano la venerazione del denaro, il prezzo della libertà, la violenza della religione che diventa dogma, e la divergenza delle loro scelte li mette di fronte alla felicità o a un baratro di disperazione, a un segno esemplare di libertà e coraggio o allo stigma della più infame colpevolezza.

 

Mi chiamo Lucy Barton di Elizabeth Strout

 

Mi chiamo Lucy Barton

Elizabeth Strout

Einaudi,  17,50

Da tre settimane costretta in ospedale per le complicazioni post-operatorie di una banale appendicite, proprio quando il senso di solitudine e isolamento si fanno insostenibili, una doSenza titolo1nna vede comparire al suo capezzale il viso tanto noto quanto inaspettato della madre, che non incontra da anni. Per arrivare da lei è partita dalla minuscola cittadina rurale di Amgash, nell’Illinois, e con il primo aereo della sua vita ha attraversato le mille miglia che la separano da New York. Alla donna basta sentire quel vezzeggiativo antico, “ciao, Bestiolina”, perché ogni tensione le si sciolga in petto. Non vuole altro che continuare ad ascoltare quella voce, timida ma inderogabile, e chiede alla madre di raccontare, una storia, qualunque storia. E lei, impettita sulla sedia rigida, senza mai dormire né allontanarsi, per cinque giorni racconta: della spocchiosa Kathie Nicely e della sfortunata cugina Harriet, della bella Mississippi Mary, povera come un sorcio in sagrestia. Un flusso di parole che placa e incanta, come una fiaba per bambini, come un pettegolezzo fra amiche. La donna è adulta ormai, ha un marito e due figlie sue. Ma fra quelle lenzuola, accudita da un medico dolente e gentile, accarezzata dalla voce della madre, può tornare a osservare il suo passato dalla prospettiva protetta di un letto d’ospedale. Lì la parola rassicura perché avvolge e nasconde. Ma è nel silenzio, nel fiume gelido del non detto, che scorre l’altra storia.

 

Elizabeth Strout è nata a Portland, nel Maine, il 6 gennaio del 1956. Ha stuElizabeth_Strout_2015diato Letteratura inglese presso il Bates College, dove nel 1977 ha conseguito la laurea. In seguito ha proseguito gli studi, laureandosi in Giuisprudenza presso la Syracuse University. I suoi primi racconti sono stati pubblicati su riviste quali Redbook, Seventeen e New Yorker. Dopo gli studi si è dedicata alla scrittura e all’insegnamento. E’ stata docente presso il Manhattan Community College e alla Colgate University. Il suo primo romanzo, pubblicato nel 1998, si intitola “Amy e Isabelle”. Con il romanzo “Olive Kitteridge” (2008) ha vinto il Premio Pulitzer per la narrativa e il Premio Bancarella. Nel 2012 ha vinto anche il Premio Mondello. Elizabeth Strout è sposata con il politico James Tierney, i due vivono assieme a loro figlia tra il Maine e New York.

E’ MORTO IMRE KERTÉSZ, PREMIO NOBEL PER LA LETTERATURA SOPRAVVISSUTO ALL’OLOCAUSTO

imreE’ morto nella sua casa di Budapest a 86 anni di eta’ il Premio Nobel per la letteratura ungherese, Imre Kertesz. Premio Nobel nel 2002, lo scrittore ungherese era sopravvissuto ai campi di sterminio nazisti. “Essere senza destino”, il suo primo e piu’ famoso romanzo, e’ proprio il racconto dell’esperienza di un quindicenne ungherese che passa attraverso gli orrori di Auschwitz e Buchenwald. Nato in una famiglia di origine ebraica, fu deportato quindicenne ad Auschwitz, nel 1944, e poi trasferito a Buchenwald, dove fu liberato nel 1945. Tornato in Ungheria, nel 1948 cominciò a lavorare come giornalista per un quotidiano di Budapest. Quando nel 1951 il giornale diventò organo del partito comunista, Kertész fu licenziato. Dopo due anni di servizio militare, per mantenersi iniziò a scrivere romanzi e a tradurre opere di Freud, Nietzsche, Canetti, Wittgenstein e altri. Dal libro “Essere senza destino” è tratto il film di Lajos Koltai Senza destino (2005).

Oggi eravamo all’Ateneo Veneto

Sala gremita oggi all’Ateneo Veneto per la presentazione del libro di Donatella Calabi, Venezia e il Ghetto. Cinquecento anni del «recinto degli ebrei», pubblicato da Bollati Boringhieri.

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India Knight Nel fiore degli anni Astoria edizioni

knight-nelfiore-piattaUn libro spumeggiante per donne spiritose, umane e sagge che amano scambiare consigli, punti di vista e riflessioni più o meno filosofiche sulla vita che scorre  e che affrontano tutto questo come una meravigliosa sfida.

Acuto, divertente e anticonformista, come piace a noi, il primo libro di “varia” Astoria affronta la vita vera, quella delle donne, il passare del tempo che lascia sempre il segno, per fortuna anche nel bene, e come far fronte a questi cambiamenti con consigli pratici e indimenticabili.

Vi presentiamo la novità di casa Loqi: gli zainetti!!!

IMG_1537UTILI, DIVERTENTI E SOPRATTUTTO

ECO-FRIENDLYIMG_1536ED ECCO LE NUOVE BORSE COLORATE COME LA PRIMAVERA

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Vetrine in fiore

 

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Anche quest’anno con l’arrivo della primavera in libreria spuntano nuovi fiori…20160321_180651

100 anni dall’uscita Antologia di Spoon River di E.L.Masters

mastersGeorge Grey

Molte volte ho studiato
la lapide che mi hanno scolpito:
una barca con vele ammainate, in un porto.
In realtà non è questa la mia destinazione
ma la mia vita.
Perché l’amore mi si offrì e io mi ritrassi dal suo inganno;
il dolore bussò alla mia porta, e io ebbi paura;
l’ambizione mi chiamò, ma io temetti gli imprevisti.
Malgrado tutto avevo fame di un significato nella vita.
E adesso so che bisogna alzare le vele
e prendere i venti del destino,
dovunque spingano la barca.
Dare un senso alla vita può condurre a follia,
ma una vita senza senso è la tortura
dell’inquietudine e del vano desiderio.
È una barca che anela al mare eppure lo teme.

Scrittore ospite di Incroci di Civiltà 2016

taiboPaco Ignatio Taibo II

“Il romanzo, come la realtà reale, come le storie che conosciamo tutti e che ci capitano sempre, è pieno di parentesi, buchi, ellissi che ballano saltellando da una parte e dall’altra senza desiderare concretizzarsi, senza voglia di spiegarsi.
Credo di essere ben lontano dall’illusione che quando la vita diventa profondamente incoerente arrivi il romanzo a metterci una pezza.
D’altra parte non dobbiamo lamentarci troppo. Il romanzo è certamente il guercio in questo luminoso deserto messicano in cui abbondano i ciechi”.

 

Scrittore ospite di Incroci di Civiltà 2016

Ana Blandiana, considerata la maggiore poetessa romena contemporanea, ha affrontato con coraggio censure e ostracismi politici fin dal suo esordio. E ha saputo coltivare un proprio territorio lirico di salvezza dalle intrusioni esterne ridando vitalità e senso ad una poesia soffocata da un drammatico contesto socioculturale. Una scrittura preservata nella purezza stilistica dall’eccesso di forma, una poesia che, come lei ha dichiarato, “In un mondo che scrive e parla così tanto, ha lo scopo di ripristinare il silenzio, la capacità di tacere. Tutto ciò che ho cercato è l’ombra delle parole. E non hanno più ombra, le parole che hanno venduto la loro anima”.

Un tempo gli alberi avevano occhi

Un tempo gli alberi avevano occhi,
posso giurarlo,
so di certo
che vedevo quando ero albero,
ricordo che mi stupivano
le strane ali degli uccelli
che mi sfrecciavano davanti,
ma se gli uccelli sospettassero
i miei occhi,
questo non lo ricordo più.
Invano ora cerco gli occhi degli alberi.
Forse non li vedo
Perché albero non sono più,
o forse sono scivolati lungo le radici nella terra,
o forse,
chissà,
solo a me m’era parso
e gli alberi sono ciechi da sempre
Ma allora perché
Quando mi avvicino
Sento che
Mi seguono con gli sguardi,
in un modo che conosco,
perché, quando stormiscono e occhieggiano
con le loro mille palpebre,
ho voglia di gridare
Cosa avete visto?…

(Traduzione a cura di:  Biancamaria Frabotta e Bruno Mazzoni)